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I MURETTI A SECCO, PATRIMONIO DELL’UMANITA’

Pubblicato da Pugliabout

MURETTI A SECCO

Una regione bella come la Puglia deve essere raccontata in ogni suo aspetto principale e attraverso le storie delle persone e dei luoghi che la caratterizzano.

In questo articolo del nostro blog, però, ci occuperemo di un bene artistico di importanza mondiale che non si trova solamente in un luogo di questa stupefacente regione ma, bensì, lungo tutto il suo perimetro: il muretto a secco.

Doveroso scrivere un pezzo su questo esempio di arte e manualità nella settimana in cui viene nominato “World’s Intangible Heritage of Humanity” dall’UNESCO, soprattutto perché rappresenta uno dei simboli dell’Europa Mediterranea e di tutta la Puglia.

Dal Gargano al Salento, passando per il Tavoliere, ogni campagna del tacco d’Italia conserva ed esalta la bellezza di questi recinti fatti attraverso la maestria di artigiani che ne modellano la forma e la precisione.

Il muretto a secco venne introdotto in antichità per delimitare le proprietà agricole e per aumentare la produttività e la crescita naturale delle piante che sorgevano all’interno del perimetro da esso delimitato.

Grazie all’assenza di collanti, infatti, questo “manufatto” è in grado di produrre un microclima interno che accresce l’umidità e favorisce lo sviluppo dei terreni.

Il materiale utilizzato deriva soprattutto dal terreno roccioso di molte zone della regione; per renderle maggiormente fertili, venivano eliminate tutte le pietre presenti nel sottosuolo e poi riutilizzate per la costruzione di questi recinti naturali.

In un territorio roccioso come il Salento, ad esempio, le pietre portate alla luce erano talmente tante da consentire anche la costruzione delle “Pajare”, piccoli edifici realizzati con la stessa tecnica che non prevedeva l’utilizzo di calce o malta e che servivano da fresco rifugio durante le caldi estati del sud Italia e, anche, da deposito per l’essiccazione di fichi, pomodori etc.

I maestri che ancora oggi costruiscono questi “capolavori” si tramandano l’arte da generazioni, attraverso tecniche che sono rimaste invariate nel tempo.

Un filo di corda permette di seguire una linea ben precisa, le pietre più grandi vengono incastrate tra di loro utilizzando soltanto un martello, mentre le pietre più piccole fungono da collante per tenere ben ferma tutta la struttura.

L’inserimento dei muretti a secco nella speciale lista UNESCO è un grande riconoscimento alla cultura ed alla storia rurale di tutto il Mediterraneo.

Un patrimonio da mantenere vivo e da preservare per le generazioni future.

La Puglia è uno dei territori in cui questa arte continua ad essere valorizzata e tramandata, da nord a sud, perché parte integrante di una regione bellissima che sta cercando di svilupparsi mantenendo un’anima semplice e contadina.

Per vedere da vicino queste opere d’arte basta venire nel Tacco d’Italia: un’esperienza da vivere almeno una volta nella vita.





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martedì, Nov 13, 2018

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Pubblicato da Pugliabout